Visita il nostro archivio

Tanto tempo fa i miei suoceri mi chiesero di tagliare il ramo di un albero del loro giardino. Il ramo non era eccessivamente grande ma abbastanza da richiedere l’uso di una sega per essere tagliato. Allora chiesi ai suoceri se mi potessero dare una sega per fare il lavoro; mio suocero arrivò con un sorriso portandomi una sega da ferro. Se avete mai provato a usare una sega da metallo per tagliare il legno penso che possiate capire perché il nostro vicino di casa che mi vedeva lottare con l’attrezzo, arrivò e mi prestò la sua sega da legno per portare a termine il lavoro. A quel punto riuscii a farlo senza neanche sudare.
Molte palestre propongono corsi di autodifesa come mezzo per attrarre la gente a fare qualcosa di “più realistico” o come strumento per rispondere alle richieste di iscritti preoccupati della propria incolumità. Per oltre 2 anni ho tenuto lezioni sia di Muay Boran che di Krav Maga in una palestra di Sydney in cui si tenevano anche lezioni di Muay Thai, BJJ e MMA. Come avviene con molti simili programmi di allenamento preconfezionati, si finisce per rimanere con un nucleo di appassionati sempre presenti, che non fanno domande e che sembrano volerti seguire fino nella tomba, se mai dovessi chiederlo. Seriamente, alcuni degli allenamenti che facevamo piacevano solo a pochi, sia nella Muay Boran che nel Krav Maga, versione originale.

Praticare l’autodifesa rispetto al praticare uno sport da combattimento per me vuol dire allenarsi negli aspetti psicologici del confronto, tanto quanto curare il condizionamento fisico e lo sparring, nutrendosi degli aspetti più scomodi di tali situazioni. Una tale preparazione dovrebbe metterci costantemente in spazi dove non possiamo esercitare il controllo della situazione, totalmente scomodi, dove non vorremmo realmente trovarci, al fine di farci superare la paura stessa del confronto. E’ proprio questo costante stress psicologico che in ultima analisi ci permette di far diventare normale l’anormalità così che nella vera situazione di confronto la nostra testa possa funzionare al meglio e farci uscire sani e salvi. In pratica vuol dire imparare che il modo più efficace per uscire da un conflitto è affrontarlo. Non tutti però desiderano approfondire il tema del confronto psicologico e preferiscono rimanere nell’area dello sport da combattimento; va benissimo, è solo qualcosa di diverso dallo studio dell’autodifesa.
La self defense non indica necessariamente l’uso della violenza come prima linea di risposta. La base dell’autodifesa consiste nell’evitare il conflitto, quando è possibile. Esiste tutta una gamma di azioni che possono essere intraprese per evitarlo, a partire dallo stare sempre all’erta, evitando di trovarsi in situazioni potenzialmente pericolose. Da qui, è possibile seguire un percorso di riduzione del livello di aggressività e del possibile alterco. In breve, la miglior autodifesa è quella che insegna a scegliere tra tutte queste opzioni, ultima delle quali rimane il combattere fino alla fine, se fosse necessario.
Dunque, come si classifica il Muay Lert Rit come strumento di self defense? In verità non molto bene.

Un po’ come la sega per il metallo che mio suocero mi porse con un gran sorriso: uno strumento di grande efficacia…se si deve tagliare del metallo ma per il sistema legale del 21° secolo nella nostra società moderna, al Muay Lert Rit manca la moderazione, per dire il meno. L’efficacia del Muay Lert Rit è basata sulla premessa di trovarsi in una situazione in cui è a rischio la nostra stessa sopravvivenza con l’unica via di uscita sbarrata dall’avversario che abbiamo di fronte; oppure siamo nella situazione in cui noi stessi dobbiamo attaccare l’altro per infliggergli il massimo del danno (in altre parole, siamo noi gli aggressori). Ciò vuol dire che tutte le tecniche, l’addestramento, lo studio dei punti vitali sono designati per infliggere quanto più danno possibile il più velocemente possibile, risultando letali al massimo delle nostre possibilità. In un certo modo, tutto ciò potrebbe affascinare, risultando proprio quello che si può desiderare dall’autodifesa, ma in realtà applicando tutto ciò ci si prenota per un appuntamento con il tribunale.
Il Muay Lert Rit non si occupa di tutti gli aspetti della difesa personale, ma piuttosto si specializza nei suoi aspetti più estremi. Insegna a colpire in tutti i modi con la massima efficacia ed imprevedibilità, con una precisione letale; a questo fine ci si sottopone ad un allenamento di condizionamento muscolare e cardiovascolare estremamente intenso, abituandosi contemporaneamente a sopportare il dolore. Ci si specializza inoltre in tutta una serie di tecniche di strangolamento, di rottura delle articolazioni e di proiezioni veramente letali. Per tutto ciò il Muay Lert Rit dispone di una metodologia fatta su misura per padroneggiare al meglio questo bagaglio tecnico.

Quanto detto non significa che il Lert Rit non sia adatto come strumento di autodifesa. Ad esempio, chi volesse perfezionare le proprie tecniche di percussione in situazioni estreme o in scenari di aggressioni multiple in cui è necessario eliminare gli avversari molto velocemente per non essere sopraffatti, troverà terreno fertile per l’apprendimento.
In un certo senso poi, il Lert Rit è un’arte marziale relativamente facile da imparare. Esistono pochi principi di base che vengono poi riprodotti in una grande varietà di combinazioni, riducendo il tempo dell’apprendimento e minimizzando i rischi di incidenti. Per esempio, si preferisce colpire con la mano aperta, con i gomiti e con il taglio della mano rispetto ai colpi con le nocche a pugno chiuso; per evitare di scivolare a terra o di perdere l’equilibrio si preferiscono i Tae Chieng (calci diagonali) or Tae Dtad Laan (calci bassi) rispetto ai Tae Dtad Glan (calci medi) tipici del Muay Thai.
Per molti aspetti il Lert Rit è il “tronco” del Muay da cui sono scaturiti nei secoli il Muay Thai, il Muay Korat, il Chaiya, il Lopburi, il Muay Wanorn specializzandosi in vari sistemi strutturati per un obiettivo specifico quale il combattimento sportivo o l’uso in situazioni particolari di combattimento. Di contro, il Muay Lert Rit è relativamente semplice e diretto e la sua curva di apprendimento dei fondamentali è proporzionalmente molto più corta.

Questa può essere la ragione per cui individui con poca conoscenza nel campo dell’autodifesa che vogliono solo essere messi in condizione di sopravvivere ad una aggressione, possono velocemente apprendere una metodologia di allenamento e dei principi di combattimento sufficienti a scoraggiare un aggressore. Le donne tendono ad essere molto adatte a seguire questo percorso, in quanto apprezzano gli aspetti tecnici e l’efficacia dei colpi, nonostante la differenza di forza e peso.
Ciò detto, il grosso dei praticanti di Muay Lert Rit appartengono a nessuna delle suddette categorie e vedono lo stile come il “nocciolo” del loro bagaglio di tecniche di Muay Boran, una sorta di specializzazione dell’Arte. E questo va benissimo.
Imparare il Muay Lert Rit è veramente una questione di obiettivi personali e della situazione specifica in cui ognuno si viene a trovare; viviamo nel 21° secolo, non nel 18° secolo ad Ayutthaya nell’epoca della guerra con la Birmania e fortunatamente la maggior parte di noi non dovrà mai combattere per sopravvivere o per salvare le nostre famiglie combattendo a mani nude contro orde di aggressori stranieri.