Visita il nostro archivio

IMG 4202 copia1 Muay Thai: colpire il corpo o la testa?

IMG 4223 copia1 Muay Thai: colpire il corpo o la testa?

Colpire il corpo o la testa dell’avversario: qual è il sistema migliore per essere sicuri di ottenere un ko in combattimento? Ovviamente la domanda così posta offre una vasta gamma di risposte possibili, dovute in massima parte all’esperienza personale di chi dà la risposta. Se poi consideriamo i combattimenti sportivi, la scelta sarà indirizzata in massima parte dalle regole secondo cui si svolge la competizione: ad esempio nel caso del Pugilato o della Muay Thai dilettantistica gli atleti sono praticamente obbligati a concentrare i propri colpi sul bersaglio alto, tralasciando spesso il lavoro al corpo, per la pratica impossibilità di ottenere punti utili con colpi che non siano portati alla testa. Al contrario però nel campo dei combattenti professionisti (siano essi thai boxers, pugili o kick boxers) il lavoro differenziato al bersaglio grosso e al capo è più che accettato; in conseguenza di ciò, sotto questo profilo la maggior parte degli atleti sono in grado di colpire con una discreta efficacia sia alla testa che al tronco e possono essere considerati, nel caso della nostra analisi, degli ibridi. Ma nella storia del combattimento sportivo come in ogni attività umana, oltre alla massa di discreti e buoni elementi vi sono stati combattenti eccezionalmente dotati che hanno contribuito a dar vita e vere e proprie categorie di specialisti nei due campi.

I primi sono i cosiddetti “cacciatori di teste”, combattenti che impostano le loro strategie sul modo migliore di mantenersi ad una distanza tale da poter prendere di mira in qualsiasi momento il bersaglio alto dell’avversario. Il naso, il mento, la mascella, le tempie e, soprattutto nella Muay Thai, i lati del collo in corrispondenza dei seni carotidei: questi sono i bersagli che il tipico cacciatore di teste riesce a raggiungere con scientifica malizia cagionando danni irreparabili a chi osa fronteggiarlo. Nel Pugilato, classici esempi di tale tipologia di tecnici sono stati rappresentati dai grandissimi James J. Corbett (noto come l’“inventore” del Jab) e Mohamed Alì (il più grande), non a caso due dei massimi esperti di tutti i tempi del diretto sinistro, il colpo per eccellenza del pugile stilista. Entrambi sono diventati famosi per la loro grande abilità nel colpire la testa del malcapitato avversario da tutte le posizioni e sempre con effetti devastanti (chi non ricorda il volto del coraggioso Henry Cooper devastato dai sinistri della “Farfalla” Ali, nel loro secondo incontro che ispirò la saga di Rocky Balboa) ma raramente si sono cimentati in attacchi portati al bersaglio grosso. Nella Muay Thai uno dei più grandi di tutti i tempi, Golden Leg Pud Pad Noi, con cui ho avuto il grande onore di allenarmi per diversi anni, era il classico thai boxer cacciatore di teste; tutte le sue azioni e spostamenti erano un mezzo per arrivare allo stesso fine, poter piazzare il suo mitico Tae Ken Ko o calcio circolare al collo, un colpo potentissimo che quando giungeva a segno con la tibia e perfino col collo del piede non lasciava scampo all’avversario, seppure coriaceo ed avvezzo ad incassare colpi su tutto il corpo. Questi grandi atleti basavano la loro strategia di combattimento in massima parte sul Side Stepping della Boxe o Salab Fan Pla della Muay Thai: passi evasivi che, se eseguiti con il giusto timing, li mettevano in condizione di sferrare colpi con potenza anche spostandosi all’indietro. La precisione delle loro azioni, sviluppata in lunghe ore di lavoro con gli sparring partner, unita alla scelta di tempo che contraddistingue il grandissimo campione, rendeva gli attacchi alla testa di questi fighters paragonabili a colpi portati con martelli o mazze.

La seconda categoria è costituita dai picchiatori che seguono l’antica massima: “uccidi il corpo e la testa muore”. Il classico esempio in campo pugilistico nei tempi moderni è rappresentato dal mitico fighter messicano Julio Cesar Chavez . In tempi più remoti fu il campione dei massimi Bob Fitzsimmons a diventare talmente noto per i suoi montanti al tronco (che riuscirono a piegare perfino il campione Corbett) da essere ricordato come l’”inventore” del solar plexus punch. Per i suoi avversari le prime riprese con Chavez erano veri e propri incubi, dovendo subire un implacabile martellamento al corpo che schiacciava le costole e toglieva il fiato, aprendo la strada ad un violento attacco alla testa che facilmente chiudeva il match. Nel caso in cui uno dei colpi al bersaglio grosso raggiungeva uno dei tre punti vitali (fegato, plesso solare, cuore) il combattimento terminava facilmente nel primi minuti; a questo proposito il grande Smoking Joe Frazier campione dei pesi massimi e vincitore dello stesso Ali, ricordava spesso come, per la sua esperienza di fighter veterano, sia meno doloroso ed inabilitante incassare un colpo al mento che una bordata al fegato, provare per credere..
Nella Muay Thai spesso le mazzate al corpo che concludono i matches sono portate con le ginocchia, in massima parte nel corso delle fasi di lotta corpo a corpo. Come già ricordato in altri nostri articoli, il massimo esponente del lavoro di demolizione con le ginocchia nella Boxe Thailandese in tempi moderni è senza dubbio Diesel Noi; la tremenda combinazione tra la sua fortissima stretta al collo ed i suoi potenti colpi con le ginocchia rendeva gli attacchi al corpo di Diesel Noi un metodo incredibilmente efficiente di abbattere gli avversari (l’efficacia di tale azione di presa al collo e ginocchiata al plesso solare, o Chap Ko Ti Kao, è stata documentata, pur con tutti i limiti di uno show televisivo, da una troupe del National Geographic che, utilizzando la strumentazione scientifica usata nei crash test automobilistici ha certificato che il Chap Ko Ti Kao della Muay Thai è il colpo più devastante delle arti da combattimento).
Per poter lavorare al corpo in maniera letale come Chavez o Diesel Noi bisogna però avere il coraggio e la tecnica per accorciare la distanza, tagliando costantemente le vie di fuga all’avversario che, presumibilmente, cercherà di riguadagnare spazio. Non aver paura della battaglia per poter imporre la propria potenza sfidando testa a testa l’avverario, questo è richiesto a chi vuole essere efficace con i colpi al bersaglio grosso; ma una volta che il mastino del corpo al corpo ha ottenuta la giusta distanza (anche con prese di lotta, come è il caso nella Muay Thai) e scaricata la potenza allenata per ore con i sacchi, i colpitori e gli sparring partner, per chi affronta tali picchiatori sarà molto molto difficile evitare di essere messo definitivamente fuori combattimento.

Ovviamente l’ideale per ogni combattente consisterebbe nell’essere in grado di padroneggiare entrambe le tecniche, riuscendo ad essere efficace sia con i colpi alla testa che con quelli al bersaglio grosso: l’esperienza pratica degli atleti professionisti ha dimostrato però che è estremamente difficile trovare elementi completi a tal punto. Nella maggioranza dei casi, ogni buon allenatore sa che la cosa migliore da fare per mettere un fighter in condizione di vincere prima del limite è di individuare il suo punto di maggior forza, lavorarci sopra duramente e con metodo scientifico e dotarlo di una “bomba” sempre a sua disposizione per raggiungere l’agognato ko. La bomba potrà essere un gancio al mento o una ginocchiata al fegato, poco importa; ciò che realmente conta è che tale colpo rappresenti per qualsiasi avversario una sorta di spada di Damocle, un pericolo latente, sempre pronta ad abbattersi e a metterlo al tappeto.